L'Agriturismo Dove Siamo Come Raggiungerci Vista Aerea Villini / Appartamenti Listino Prezzi La Lista Prenotazioni / Informazioni Il Mare Ristorante / Eventi Il Bar La Sala Conferenze La Chiesa Attività Sportive Contattaci
Amendolara Marina POLLINO Parco Nazionale
 

La Lista:
Indirizzo: Via Donna Dora Pucci, 1
87071 Amendolara Marina (CS) Italia
Tel. Info e Prenotazioni
+39 392 0426656
+39 3920467142



Email:agriturismolalista@gmail.com

Parco Giochi Bambini Campo Calcetto Ping Pong Scuola Sub   

IL POLLINO, LA PERLA NATURALISTICA DEL SUD ITALIA.

Con i suoi 192.565 ettari, il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area protetta d'Italia tra la Calabria e la Basilicata, capace di offrire i paesaggi più svariati. Grandi aree wilderness dove il pino loricato - vero emblema del Parco- si abbarbica alle pareti di roccia mentre il vento ne modella la forma contorta, accanto ai paesaggi dolci delle valli, dei declivi lussureggianti di fiori a primavera, dei pianori estesi dove ancora si pratica la pastorizia antica.
A est e a ovest l'orizzonte incontra il mare, raggiungibile in breve tempo pur se da grandi altezze. Alla solitudine delle cime più alte, dominate dal volo maestoso dell'aquila reale, fa da contrappunto la realtà diffusa del paesaggio antropico: piccolissimi paesi dove ancora le donne anziane indossano il costume tradizionale, accanto a centri abitati più grandi, punti di riferimento per importanti iniziative culturali di richiamo. In questo territorio resistono tenacemente nuclei di cultura, lingua e tradizione arbëreshe (italo-albanese), accanto ai segni archeologici delle dominazioni che vi si sono succedute nel corso dei secoli.
Visitare il Parco Nazionale del Pollino diventa così un'esperienza che mette insieme più ragioni: trovare una natura insolita e per molti aspetti ancora selvaggia, confrontarsi con la cultura, gli usi, il folklore delle genti meridionali, conoscere un'area protetta tesa a valorizzare le proprie risorse e capace di offrire al visitatore innumerevoli possibilità per godere di una vacanza all'insegna della bellezza paesaggistica, del gusto della scoperta, del piacere del tempo ritrovato.
La programmazione ambientale del Parco è indirizzata prioritariamente alla salvaguardia delle risorse naturalistiche che sono numerose, preziose e talvolta rare: il capriolo autoctono di Orsomarso, il lupo appenninico, l'aquila reale, il pino loricato. Lo sviluppo basato sulla conservazione mette in atto specifiche azioni per proteggere la diversità dei sistemi naturali, la loro ecologia e biologia, le loro funzioni e per assicurare l'uso sostenibile delle risorse rinnovabili, garantendo una capacità di carico ambientale in equilibrio con le possibilità e i limiti della Natura.
In quest'ottica, sono previste, accanto agli interventi di tutela, iniziative volte a promuovere la crescita economica delle popolazioni residenti, con incentivi e sostegno ad attività compatibili con l'ambiente. Nella stessa direzione vanno la realizzazione del Marchio per il Parco, l'agricoltura biologica, almeno un intervento in ogni comune per realizzare case parco, centri visita, eco-ostelli, totem informativi. Soprattutto ai giovani sono indirizzate sollecitazioni e proposte perchè individuino nell'area del Parco le possibilità per investire in piccola e media impresa, per attivare società di servizi, per cimentarsi nelle tante nuove professioni che possono nascere con la presenza del Parco Nazionale.
Affascinante e in buona parte ancora incontaminato, il massiccio del Pollino separa, con i suoi bastioni di roccia coperti di boschi, la Basilicata dalla Calabria. E' un'oasi di tranquillità dove, al contrario dei più frequenti gruppi montuosi dell'Italia centrale, si può ancora scoprire una montagna con i suoi segreti in profonda solitudine. E dove l'Appennino mostra di non aver nulla da invidiare alle Alpi in fatto di paesaggi, culture montane, valori ambientali.
Formando un confine naturale, per secoli varcato solo dai pastori, i monti del parco offrono una natura spettacolare con piante e animali ormai scomparsi in buona parte della penisola.
Serra del Prete, Monte Pollino, Serra Dolcedorme sono i nomi carichi di suggestione delle cime più alte disposte in direzione nord-ovest/sud-est.
Rigogliose foreste di leccio, querceti misti a carpini, aceri, abeti bianchi, e poi soprattutto immense faggete si incontrano via via che si sale. Più alto di tutti, sui picchi di roccia, si staglia il profilo elegante del gioiello più importante del Pollino, il "pino loricato", una conifera in via di estinzione che sopravvive solo in qualche angolo del nostro Meridione e sui Balcani.
Dai profili morbidi e verdeggianti sul versante lucano, aspro e scosceso su quello calabro, il massiccio trova infine il suo limite orientale nella profonda gola del torrente Raganello, l'ennesimo ostacolo che la natura ha frapposto all'accesso al Pollino, certamente tra i parchi nazionali più selvaggi d'Italia.
Sul fronte meridionale, invece, oltre la piana di Castrovillari, percorsa dall'autostrada, si elevano appartati e sconosciuti - anche a molti naturalisti - i monti dell'Orsomarso.
Secondo alcuni studiosi il nome Pollino deriverebbe da "mons apollineus", cio' di Apollo, dio della salute, per la gran quantità di piante medicinali che crescono su queste montagne. Secondo altri, l'origine starebbe invece nel latino "pullus", giovane animale, ad indicare la tradizione di portare il bestiame sui pascoli in quota ad ogni fine primavera.
Come tutte quelle di natura calcarea, le rocce del parco vengono lentamente corrose dall'acqua piovana. Le fessure delle pietre, nel corso di centinaia di migliaia di anni vengono attaccate, erose, allargate fino a formare spaccature e canyon sotterranei. Grotte, pozzi, inghiottitoi si creano nel sottosuolo dove trascorrono un'esistenza tutta particolare felci, pipistrelli, insetti.
Nel parco gli speleologi possono misurarsi con le cavità dell'abisso del "Bifurto" o con le grotte di Serra del Gufo.
Un'escursione per tutti invece è quella tra i tanti pianori carsici punteggiati di doline, opera anch'essi del carsismo. Particolarmente belli i piani di Pollino, il Piano Ruggio e il Piano Iannace. La frequentazione umana di questa montagna ha origini antichissime ed è motivo di nascita di tradizioni tenaci. Alla festa della Madonna del Pollino, la più importante del massiccio, partecipano ogni anno qualcosa come ventimila fedeli. In nove comuni del parco vive ancora la cultura albanese, attraverso musei, ma soprattutto feste, abiti, parlate che sfidano, oggi come ieri, l'omologazione.
E prima ancora testimoniano di remote presenze umane i graffiti rupestri della grotta del Romito, a Papasidero.
La flora è ricchissima, facendo del parco un gigantesco giardino botanico. Comprende tra le specie più belle la peonia, il giglio di S. Giovanni, la pulsatilla, la sassifraga meridionale. Oltre al magnifico pino loricato, estesissime faggete rivestono pressochè interamente la fascia tra i 1.000 ed i 1.700 metri di quota: splendide quelle del bosco Magnano, sul versante lucano, oppure della Fagosa o del bosco Iannace.
Ai piani del Pollino, salendo verso le cime segnate dall'inconfondibile silhouette dei "pini loricati", si incontrano i tronchi singolarmente contorti dei cosiddetti "faggi serpente", una stranezza sulla cui origine ancora gli studiosi non hanno raggiunto una posizione comune.
Fino al secolo scorso quella del lupo era una presenza abituale su tutte le montagne dell'Appennino centrale e meridionale, Pollino compreso. Oggi, dopo decenni di persecuzioni e stragi, il predatore frequenta i boschi più appartati del parco pur se in numero enormemente ridotto: e certo non l'aiuta l'assenza delle sue prede d'elezione, cio' gli ungulati, a parte il cinghiale.
Il Parco ha di recente avviato una campagna di studi per conoscere con esattezza l'attuale situazione in cui si trova una delle specie certamente più rappresentative della fauna appenninica.
Oltre al lupo, la fauna del parco conta altre specie interessanti come lepri, scoiattoli, ghiri, istrici, nonchè la rara lontra. Sui monti di Orsomarso è poi presente uno dei pochi nuclei rimasti di caprioli autenticamente italici, cio' non inquinati geneticamente da individui provenienti da popolazioni centro europee e introdotti nel nostro Paese. Frequentano le radure e i margini delle foreste, pronti a rientrare nella macchia al primo rumore o segnale sospetto. Inoltre, su questi monti vive pure un piccolo roditore, il "driomio" simile al più diffuso quercino e come questo dotato di una lunga coda. Rane e rospi non sono frequenti, per via della scarsità d'acqua che viene assorbita dalla roccia calcarea: si segnalano tra gli altri il tritone alpestre e la salamandrina dagli occhiali. Più diffusi i rettili, con la vipera dell'Hugy, il colubro leopardiano, qualche testuggine di Hermann e nei fossi la natrice comune. Tra gli uccelli troviamo soprattutto le grosse coturnici, presenti con una popolazione selvatica ancora cospicua. I boschi più vecchi di mezza costa ospitano il raro picchio nero, il più grande tra i picchi italiani. Aquile, gufi e nibbi reali, falchi pellegrini e bianconi, il raro capo vaccaio, poi, sono tra i non molto rapaci sopravvissuti a un'ingiusta quanto tenace persecuzione.
L'assetto urbanistico dei centri storici del parco fu determinato a partire dal basso Medio evo e quasi tutti gli abitati presentano caratteristiche speculari: abbarbicati su una collina a scopo difensivo, presentano alla sommità il rudere di un castello o di una torre difensiva. Ecco per esempio il Castello Normanno di Morano Calabro e quello Svevo di Viggianello. Da vedere il castello medioevale di Valsinni, oggi parco letterario dedicato alla poetessa Isabella Morra, vissuta nel XVI secolo.
Suggestivi sono anche i vecchi villaggi abbandonati di Tripidone e Salvato, nel comune di Buonvicino, e Laino Castello, totalmente disabitato dal 1982.
Numerosi sono anche i Santuari ed i Monasteri abbandonati come quello del Colloreto (XVI secolo) nel comune di Morano Calabro, l'Abazia di S. Maria del Sagittario (XII secolo) e il Convento di Ventrale, nel comune di Chiaromonte, il Monastero di Sant'Elia (XI scolo) nel comune di Carbone e il Seminario della Madonna della Consolazione a Rotonda.
Di particolare interesse sono le popolazioni di origine albanese che, in seguito alla conquista turca del loro Paese, si stabilirono nell'area. Questa comunità dal XV secolo ad oggi, nonostante abbiano subito tentativi di italianizzazione, hanno preservato il proprio idioma e i propri culti. La loro lingua, anche fortemente influenzata dai dialetti calabresi e lucani, conserva ancora le caratteristiche originarie. I riti religiosi sono officiati secondo i dettami della liturgia bizantino-greca. Da non perdere sono le splendide iconostasi dorate con le icone dei principali santi venerati.
I comuni albanesi sono: Acquaformosa (Formosa); San Basile (Shen Vasili); Lungro (Ungra); Frascineto (Frasnita); Civita (Cifti); San Paolo Albanese (Shen Pali); San Costantino Albanese (Shen Kostandini); Plataci (Platani).

Home | I Villini | Prenotazioni